TAVOLA ROTONDA

"FLAVESCENZA DORATA: 15 ANNI DI STRATEGIE"



Si è tenuto il giorno Sabato, 17 maggio 2014, alle ore 9.00 presso la Sala Convegni dell'Assessorato all'Agricoltura della Provincia di Asti, Piazza San Martino 11 ad Asti, la Tavola Rotonda "FLAVESCENZA DORATA: 15 ANNI DI STRATEGIE"

organizzato da
ORDINE DEI DOTTORI AGRONOMI E FORESTALI DELLA PROVINCIA DI ASTI

patrocinato da
COMUNE DI ASTI
PROVINCIA DI ASTI
FEDERAZIONE INTERREGIONALE DEGLI ORDINI DEI DOTTORI AGRONOMI E FORESTALI DI PIEMONTE E VALLE D'AOSTA

  Un centinaio, le persone intervenute alla Tavola Rotonda organizzata dai dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali  (ODAF) della Provincia di Asti in collaborazione con il Collegio dei Periti Agrari (CPA)della Provincia di Asti, presso i locali del Settore Agricoltura di Asti.

Una sinergia che ha avuto lo scopo di portare in concertazione 12 relatori che a vario titolo gravitano da anni intorno alla Flavescenza dorata.

Gli onori di casa ed una calorosa ospitalità sono stati fatti dal dott. Paolo Guercio, dirigente Settore Agricoltura, a nome suo e di S.E. il pref.Alberto Ardia.

Il Presidente ODAF, l’ Agronomo Marco De Vecchi, aprendo i lavori ha voluto ricordare il complesso ruolo dell’Agronomo nelle sue molteplici  competenze.

Presente  il Presidente della Federazione Piemontese , il dott. Marco  Bonavia, che ha valorizzato l’evento, inserito in calendario con altri momenti formativi, indispensabili nel tutelare i cittadini per un consulto responsabile, aggiornato e competente.

Il presidente CPA Salvatore Giacoppo, in sintonia, ha rimarcato la centralità del consulente nel “travaso delle conoscenze”, chiedendo un più forte coinvolgimento di tutta la filiera nell’affrontare la problematica FD.

L’invito alla tavola rotonda rivolto al sen. Andrea Olivero è stato favorevolmente accolto attraverso un contributo pertinente e puntuale con la focalizzazione di alcuni concetti: “se si fa sistema  intorno ad una problematica, esso deve essere sostenuto con forza e continuità”, riferendosi in particolare alla ricerca. Il territorio, inoltre, deve essere “curato tutto”, nel rispetto della sostenibilità più generale,  riferendosi all’annoso problema delle superfici incolte. Un pensiero, inoltre, agli Amministrazioni locali, perché abbiano gli strumenti per perseguire  la necessaria capillarità negli interventi.

Il senatore ha concluso il suo articolato contributo impegnandosi in prima persona  a sostegno di attività costanti nei confronti di quella che non è più ritenibile un’emergenza.

Così è stata adottata da tutti i presenti, quasi come una parola d’ordine, quel “fare sistema ”, contestualizzata da tutti  coloro che si sono espressi nella mattinata.

Ad incalzare, il vicesindaco Avv. Davide Arri, con un assunto imprescindibile: “al primo posto  il nostro territorio, ereditato dai nonni e da riconsegnare in degne condizioni ai nostri figli”. Si deve rilanciare il ruolo dell’imprenditore agricolo quale “giardiniere del territorio” , in particolare quello viticolo, che non deve essere abbandonato ma difeso.

Il dep.On.Massimo Fiorio, con la speciale attenzione alla quale ci ha abituati in tanti anni di attività, ha ribadito la sua concentrazione sul problema, costantemente  sottoposto in Commissione Agricoltura.

La sala era animata da persone di  grande spessore tecnico alle quali è stato doverosamente chiesto un contributo fuori programma:

Alla spicciolata il saluto del Dott. Freiburger Gualtiero, Settore Colture Agrarie Regione Piemonte,

del dott. Roberto Gaudio, presidente del Cervim e del  prof. Vincenzo Gerbi, ordinario all’ Università di Torino di Scienze e Tecnologie Agrarie, che all’unisono spronano  a “fare sistema  nel pieno rispetto delle regole che non devono tuttavia prescindere dalla dignità dell’uomo” .

A concludere i saluti la prof.ssa Laurana Laiolo, dell’Associazione Davide Laiolo, grazie alla quale l’evento è stato inserito nel Festival del Paesaggio Agrario di Asti. Uno scorcio sulla visione romantica della collina, quale luogo letterario simbolico, da vivere in tutte le sue funzioni. “La candidatura Unesco è una sfida  che meritiamo, ma che, se accolta, darà una grande responsabilità a ciascuno nel mantenere una promessa: la vita agricola”.

La sezione più squisitamente tecnica, nella quale ciascun relatore ha potuto rappresentare seppur brevemente i propri lavori, è stata inaugurata dalla Dott.ssa Paola Gotta,  rappresentante del Servizio Fitosanitario Piemontese ed  oramai da anni il riferimento principale per l’osservazione degli adempimenti contenuti nel Decreto di Lotta Obbligatoria (D.M.31.05.2000).

Con il suo riconosciuto pragmatismo ha esposto il lavoro preparato appositamente per l’evento, che è consistito in una sintesi strutturata di ciò che hanno significato 15 anni di lavoro svolto da tutti gli enti di ricerca accrediti, le sintesi dei progetti pilota presenti sul territorio e tutta l’attività di vigilanza svolta da SFR.

Paola Gotta ha rimarcato alcuni concetti cardine:

-           i mezzi di prevenzione non daranno i risultati attesi se la  cecità di chi non sente il problema suo continuerà incontrastato;

-          la Flavescenza dorata, come tutte le epidemie virali e batteriche, non si potranno eradicare bensì contenere.

-          i problemi di tipo fitosanitario vanno affrontati in prima battuta dal mondo della ricerca che ha la giusta esperienza per orientare correttamente gli aiuti.

Tutti affrontati seppur in sintesi gli aspetti focali: il controllo del materiale vivaistico, la termoterapia, le procedure di monitoraggio in vigneto, le ultime scoperte sulla biologia del vettore scaphoideus  t., l’attività di coordinamento dei progetti pilota.

La dott. Cristina Marzachì, prima ricercatrice del CNR,  ha relazionato circa la recente ricerca sulla risposta varietale alla malattia, sulla reazione della vite all’aggressione e quindi sulla resistenza al patogeno, sulle recenti possibilità di fare simulazioni, direttamente su vite, sulle sempre più possibili diagnosi veloci.

Il prof. Alberto  Alma, entomologo ed ordinario del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali ed Alimentari dell’Università di Torino ha definito la Flavescenza dorata come una “malattia ambientale “, sostenendo con forza le parole della dott.ssa Gotta  nel dire che la ricerca deve avere un ruolo decisivo nell’indirizzo degli aiuti economici. Continua affermando  che la situazione sociale ha pesantemente interferito nella fase iniziale del problema. Propone infine di considerare con attenzione l’influenza che la variazione delle condizioni climatiche può aver prodotto sulla biologia del trinomio vite/insetto/fitoplasma, e  sulla gestione del vigneto. La progettazione dell’”ambiente vigneto”,   dovrebbe infatti tener conto di alcuni principi, uno fra tanti  la disposizione alternata dei filari, utile ad ostacolare “i corridoi che i vigneti contigui creano, vere autostrade per lo scafoideo”.

Daniele Eberle ha dato voce al Consorzio dell’Asti, finanziatore privato di un progetto pilota triennale in itinere, sottolineando  come non si possa prescindere dal concetto di sistema quando si lavora nell’ambito di una DOCG. In particolare il filone di ricerca rivolto alla resistenza della vite lo porta a considerare che servono anni per arrivare a poter formulare dei risultati accreditati. “Il consulente deve frequentare giornalmente la campagna perché ogni territorio ha le sue variabili che non possono essere trascurate nella formulazione di una strategia di ricerca/assistenza”.

Chiude la sessione tecnica la Dott.ssa Gisella Margara, tecnico ambientale dell’ Assessorato Agricoltura della Provincia di Alessandria, coordinatrice di numerosi progetti pilota e di ricerca che dal 2007 sono stati avviati sul territorio. In soccorso alla vite, nel tentativo di creare delle forme di resistenza, le prove in corso avviate con la collaborazione del DiSTA dell’Università del Piemonte Orientale e  con la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali di Piacenza: l’impiego della calciocianamide, l’utilizzo dei funghi simbionti e batteri ed alcune prove di gestione del vigneto.

Il sindaco del comune di Vinchio Arch. Andrea Laiolo ha portato sul tavolo alcune problematiche legate agli incolti, naturale fonte di inoculo per la presenza di ricacci di vite americana: l’ingiunzione all’estirpo, la difficile reperibilità dei legittimi proprietari, l’onerosità di assumere la conduzione di un incolto attraverso l’acquisto.

Nell’ultimo biennio e grazie al suo coinvolgimento nel progetto pilota del Consorzio dell’Asti, l’Ipla ha assunto un interessante ruolo nella formulazione di indirizzo riguardo alla gestione delle aree non coltivate quali serbatoi di scafoideo. In sua rappresentanza il Forestale Paolo Camerano ha fornito utili informazioni circa le norme forestali ed alcune interessanti  linee di intervento.

Alcune nostalgiche scorci viticoli di inizio secolo dei comuni di Mongardino e Vigliano, voluti dal p.a. Antonio Marino della Confagricoltura Cuneo, sono stati la cornice dei suoi appassionanti suggerimenti  di riqualificazione degli incolti o della loro gestione, spesso legate a criticità strutturali dell’azienda agricola.

 In alcuni casi e per ovviare alla mancata cura del territorio la scelta obbligata è quella di proporre  drastici cambi di destinazione d’ uso del suolo, come testimoniano gli studi in corso sulla coltivazione del Carciofo della Valtiglione.

Parole forti ed appassionate quelle di Antonio Bagnulo, Coldiretti Asti ,che tocca in modo sistemico tutti i temi possibili esordendo col dire che “la Flavescenza dorata è un furto, di valore, di identità e di futuro”. A seguire una denuncia sull’applicazione della regola “a macchia di leopardo” che ha alimentato dubbi sull’efficacia delle strategie di lotta anche in chi la segue con scrupolo; la possibilità dei Comuni di disattendere le indicazioni di polizia rurale del SFR perché non obbligatorie; alcune indicazioni di miglioramento del comparto vivaistico viticolo. Ultima battuta, riferibile all’inapplicato regime sanzionatorio, con una metafora: “..è come aver stabilito i limiti di velocità e non controllarne il rispetto” .

Concentrato sulle aziende agricole di cui è anche un titolare, il giovane Presidente Confederazione Italiana Agricoltori di Asti, Alessandro Durando. Riporta il caso di Portacomaro come emblematico denunciando che”dopo tanti anni di ricerca si rischia di trovare nelle convinzioni del viticoltore tanta confusione”, e ancora, “la politica deve fare la sua parte sempre, con azioni che garantiscano il reddito dell’agricoltore”.

Molto sentita, come dimostrato dall’intervento di un agricoltore biologico, Dario Rossi, la questione ambientale legata alla lotta al vettore.” Forse (ed è un forse retorico) la causa di questi squilibri ambientali sono 40 anni di trattamenti indiscriminati, non è il caso di cambiare rotta?”

Ad incalzare sui risvolti ambientali che la Flavescenza dorata comporta,  Roberto Barbero, Aspromiele e la sua prima slide: “nomadismo in fuga” (sottintendendo dai vigneti) narrava  la didascalia provocatoria, specificando come un’opportunità tecnica per l’ ottenimento di miele multi varietale diventi una scelta obbligata. “Se l’ape muore o fugge dagli ambienti in cui l’uomo pare voglia sopravvivere, qual è la qualità dell’aria che respiriamo?” A sostegno di tutti i professionisti, agronomi e periti, ricorda che mai come  in questo  momento l’assistenza tecnica accreditata da un albo professionale dovrebbe essere obbligatoria,determinante ed imprescindibile per orientare i piani di difesa delle colture (azzerando la distribuzione  indiscriminata dei fitofarmaci). Il PAN dimentica clamorosamente questo aspetto relegandolo ad alcuni regimi particolari. 

Degna chiusura di una mattinata edificante per la nostra professione, in un momento di crescita, formazione ed inserimento contestuale nella programmazione di questioni che necessitano  di assoluta professionalità.

Dott. Agr. M. Claudia Costa

Organizzatrice dell’evento e consigliera dell’Ordine

dei Dott. Agronomi e Forestali della Provincia di Asti

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